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Comunicati stampa
Bacino di Caldogno, ok ai rimborsi dei privati
Data: mer 05 giu, 2013

I 68 indennizzi sono stati definiti e ora sono pubblici. La Provincia ha calcolato tutte le indennità per gli espropri e le servitù dei terreni dove sorgerà il bacino di Caldognoche contribuirà a proteggere Vicenza capoluogo dall´alluvione. Le somme variano dai 50 mila euro agli oltre 200 mila per un totale di 13 milioni di euro. A giorni i proprietari riceveranno via posta tutti gli incartamenti. Potranno accettare la cifra o ricorrere entro 60 giorni. In ogni caso il procedimento che porterà alla realizzazione non subirà ulteriori stop: «A metà luglio l´immissione di urgenza», annunciano dalla Provincia. Vale a dire che i terreni entreranno in possesso della Regione. Basterà quindi il solo via alle ruspe.

IL PROGETTO. Mentre in Comune di Vicenza si sta insediando la nuova amministrazione, in Provincia si lavora a ritmo serrato su uno dei temi più sentiti in città: la difesa idrogeologica. Una difesa che passa attraverso anche alla realizzazione del bacino di Caldogno (3,5 milioni di metri cubi di acqua). Per questo invaso sono a disposizione 46 milioni di euro: 19,5 milioni stanziati dal Commissario per l´alluvione del 2010, il resto dalla Regione. Di questi, 13 milioni servono per tutto l´iter di esproprio e asservimento. La Provincia aveva il compito di calcolare il valore degli appezzamenti in base ai criteri, una sorta di mappatura del costo delle varie zone, definiti dalla Regione. Proprio su questi criteri, nei mesi scorsi, si era arenato l´iter: da una parte i proprietari denunciavano un prezzo non congruo e la Regione dall´altra cercava di accontentare i privati e, nello stesso tempo, far quadrare i conti.

A dicembre la definizione delle cifre, la quarta in poche settimane, che variano a seconda che si tratti dell´area perimetrale del bacino (valore massimo 150 mila euro per ettaro, dove in pratica sorgeranno gli argini) o dell´area centrale, che sarà allagata se necessario (valore massimo 60 mila euro per ettaro). Il progetto del bacino prevede in particolare la creazione di due vasche separate da un argine, una a monte e l´altra a valle: in tutto 100 ettari di terreno divisi in parti non uguali. La prima, più piccola, quasi il 40 per cento del totale sarà sottoposta più frequentemente all´allagamento e per questo il suo costo di servitù è maggiore rispetto ai terreni della seconda che sarà utilizzata solo se necessario.

L´intera opera occuperà un milione e 254 mila metri quadrati di terreno. Di questi 288 mila saranno espropriati, perché diventeranno in pratica gli argini dell´invaso; gli altri 966 mila metri sono interessati da servitù.

LE TAPPE. In questi sei mesi ciascuna particella è stata valutata secondo i criteri definiti dalla Regione e i 110 proprietari sono stati contattati. Alla fine di maggio la determina provinciale, cioè il decreto di servitù o di esproprio che sarà consegnato a breve ai proprietari che vedranno, per la prima volta, quanto vale l´indennizzo per il bacino.

Indennizzo potrà essere considerato congruo e allora ai proprietari basterà sottoscrivere la documentazione, inserire il numero di conto corrente per essere pagati. Per ora vengono liquidati per l´80%. Il resto a fine lavori quando il conteggio sarà definitivo (solo con il progetto esecutivo) e del fatto che si tratti o meno di coltivatori diretti. Chi, invece, non riterrà la somma idonea, avrà 60 giorni di tempo per ricorrere. In questo caso un´apposita commissione provinciale formata da professionisti, valuterà nuovamente il caso. Quello che è certo è che, ricorsi o meno, il terreno passerà in possesso alla Regione a metà luglio.

Questo perchè il procedimento espropriativo è ritenuto urgente e di pubblica utilità. A quel mancherà solo di vedere le ruspe in azione.

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