Comune di Caldogno (VI)

Legge 190/2012 (anticorruzione)

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Legge 190/2012 (anticorruzione)
Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza


Il Sindaco, con proprio decreto n. 21 del 23.04.2013, ha individuato il Segretario Generale dott. Michelangelo Pellè quale responsabile della prevenzione della corruzione per il Comune di Caldogno. Con decreto n. 22 del 28.10.2013 il Sindaco ha nominato il Segretario Generale responsabile della trasparenza.

 

Procedura per la raccolta di segnalazioni di illeciti da parte di dipendenti comunali


La segnalazione di illecito, indirizzata al Responsabile per la Prevenzione della Corruzione del Comune, può essere presentata da parte dei dipendenti comunali accedendo al sito per le segnalazioni https://comunedicaldogno.whistleblowing.it/

Ogni segnalazione sarà inserita dal Responsabile per la Prevenzione della Corruzione e/o da un suo stretto collaboratore, in un registro delle segnalazioni (appositamente istituito), assegnando a ciascuna un numero progressivo.

È importante sottolineare che, secondo quanto previsto dal Piano Nazionale Anticorruzione, “la tutela dell'anonimato prevista dalla norma non è sinonimo di accettazione di segnalazione anonima. La misura di tutela introdotta dalla disposizione si riferisce al caso della segnalazione proveniente da dipendenti individuabili e riconoscibili.”.

Qualora il segnalante rivesta la qualifica di pubblico ufficiale, l’invio della segnalazione ai suddetti soggetti non lo esonera dall’obbligo di denunciare alla competente autorità giudiziaria i fatti penalmente rilevanti e le ipotesi di danno erariale.

 

Gestione della segnalazione di illecito

La gestione e la verifica sulla fondatezza delle circostanze rappresentate nella segnalazione sono affidate al Responsabile per la Prevenzione della Corruzione che vi provvede nel rispetto dei principi di imparzialità e di riservatezza, effettuando ogni attività ritenuta opportuna, inclusa l’audizione personale del segnalante e di eventuali altri soggetti che possano riferire sui fatti segnalati.

A tal fine, il Responsabile per la Prevenzione della Corruzione potrà avvalersi del supporto e della collaborazione della Struttura Segreteria e, all’occorrenza, di organi di controllo esterni al Comune (come ad esempio Guardia di Finanzia, Direzione Provinciale del Lavoro, Comando di Polizia Locale, Agenzia delle Entrate).

All’esito della verifica, qualora la segnalazione risulti fondata, il Responsabile per la Prevenzione della Corruzione, in relazione alla natura della violazione provvederà a:

- presentare denuncia all’autorità giudiziaria competente, nei casi più gravi;

- comunicare l’esito dell’accertamento all’Ufficio Personale per l’avvio della relativa azione;

- indicare alle strutture competenti gli eventuali ulteriori provvedimenti e/o azioni che nel caso concreto si rendano necessari a tutela del Comune.
Qualora la segnalazione risulti priva di ogni fondamento saranno valutate azioni di responsabilità disciplinare o penale nei confronti del segnalante.

 

Tutela del dipendente che segnala gli illeciti (c.d. whistleblowing)

L’art. 1 comma 51 della legge n. 190/2012 ha introdotto l’art. 54 bis del d.lgs. n. 165 del 2001, che prevede la tutela del dipendente pubblico che segnali illeciti di cui lo stesso sia venuto a conoscenza in ragione del rapporto di lavoro, fuori dei casi di responsabilità a titolo di calunnia o diffamazione, ovvero per lo stesso titolo ai sensi dell'articolo 2043 del codice civile.

In particolare, il dipendente comunale che denunci all’Autorità Giudiziaria o alla Corte dei Conti, ovvero riferisce al proprio superiore gerarchico condotte illecite di cui sia venuto a conoscenza in ragione del rapporto di lavoro, non può essere sanzionato, licenziato o sottoposto ad una misura discriminatoria, diretta o indiretta, avente effetti sulle condizioni di lavoro per motivi collegati direttamente o indirettamente alla denuncia.

Nell'ambito del procedimento disciplinare, inoltre, l’identità del segnalante non può essere rivelata, senza il suo consenso, sempre che la contestazione dell'addebito disciplinare sia fondata su accertamenti distinti e ulteriori rispetto alla segnalazione. Qualora la contestazione sia fondata, in tutto o in parte, sulla segnalazione, l'identità può essere rivelata ove la sua conoscenza sia assolutamente indispensabile per la difesa dell'incolpato.
L'adozione di misure discriminatorie è segnalata al Responsabile della Prevenzione della Corruzione, il quale, se ritiene, ad un primo esame, che sussista tale discriminazione:

  1. segnala quanto accaduto al responsabile di Struttura sovraordinato al dipendente che ha operato la discriminazione: questo, se lo ritiene opportuno, adotta le adeguate misure ripristinatorie;
  2. in collaborazione con il responsabile dell’Ufficio Personale valuta l’opportunità di aprire un procedimento disciplinare nei confronti del dipendente che ha operato la discriminazione.

La denuncia è sottratta all'accesso previsto dagli articoli 22 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni.

 

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